La venticinquesima Pollino Marathon è tornata dove tutto era cominciato. Domenica 28 giugno, San Severino Lucano ha riabbracciato la gara nata nel 2000 dall’intuizione di Luciano Ciminelli e Nicola Perciante, riportando la marathon più longeva del Sud Italia nel borgo che l’aveva vista muovere i primi passi.

Dopo dodici edizioni disputate proprio a San Severino Lucano, una parentesi a San Costantino Albanese e gli ultimi anni vissuti a Terranova di Pollino, la gara ha scelto per il suo venticinquesimo compleanno la via più naturale: tornare a casa. Non una semplice operazione nostalgia, ma un modo per ricollegare la storia al presente, senza cancellare quanto costruito negli anni.

Il percorso, tracciato da Pasquale Larocca, ha infatti mantenuto un filo diretto anche con Terranova di Pollino, attraversando il borgo che nelle ultime edizioni aveva ospitato la manifestazione. Una scelta che ha dato continuità al racconto della Pollino Marathon, unendo le sue origini sanseverinesi alla storia più recente vissuta dall’altra parte del massiccio.

La Pollino Marathon resta una gara che vale non solo per la classifica, ma per i luoghi che attraversa. San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Mezzana Salice e i borghi del Pollino sono diventati negli anni punti di riferimento per tanti biker, soprattutto pugliesi, che su queste montagne trovano salite vere, boschi, strade dure e percorsi ideali per allenarsi. Più che semplici frequentatori, ormai, veri aficionados.

La prima parte di gara ha regalato subito uno degli elementi più caratteristici del tracciato: i guadi lungo il torrente Frido. Con le temperature in aumento, l’acqua ha avuto quasi il sapore di una tregua. Se il primo guado è stato affrontato con un pizzico di prudenza, il secondo e il terzo sono diventati quasi un momento atteso, una rinfrescata naturale dentro la fatica. Prima i piedi, poi qualcosa in più: il Pollino ha offerto il suo personale servizio benessere, spartano e gratuito, direttamente compreso nel pacco gara.

Dopo i passaggi d’acqua, la gara ha attraversato Mezzana Salice, piccola frazione di San Severino Lucano di circa 250 abitanti, caratterizzata dai murales che colorano il centro abitato. Da lì il percorso ha cominciato a salire, inerpicandosi all’ombra dei fitti alberi del Pollino. In alcuni tratti la luce filtrava a fatica, mentre il sentiero chiedeva attenzione continua.

Una prova da interpretare, non solo da spingere. Pozzanghere e fango hanno spezzato il ritmo, trasformando alcuni tratti potenzialmente velocissimi in passaggi dove era necessario moderare la velocità, leggere bene il terreno e scegliere la traiettoria migliore. Il rischio, soprattutto nelle pozzanghere più profonde, era quello di impuntarsi con la ruota anteriore.

Anche in discesa la guida ha avuto un ruolo importante. I canali scavati dall’acqua obbligavano i biker a continue correzioni, con traiettorie da disegnare quasi in zigzag, passando da una parte all’altra del sentiero per evitare i punti più rovinati. Le salite, nel complesso, erano per gran parte pedalabili, ma spesso intervallate da brevi strappi, anche su cemento, capaci di spezzare il passo e rendere più impegnativa la progressione.

Le asperità più dure erano concentrate soprattutto nei tratti più alti del percorso, dove le pendenze a doppia cifra arrivavano spesso nella parte finale delle salite. A fare la differenza è stata quindi una doppia capacità: partire forte, per non perdere il treno delle posizioni importanti, ma allo stesso tempo gestire bene le prime ascese, così da chiudere il percorso in crescendo.

Nelle prime posizioni il passo è rimasto sempre spedito, mentre nelle retrovie il gruppo ha dovuto fare i conti anche con il classico effetto domino della mountain bike: basta un piede a terra davanti per costringere anche chi segue a rallentare o scendere di sella. Una dinamica familiare a chi conosce le marathon vere, quelle in cui la classifica non si costruisce soltanto con i watt, ma anche con lucidità, tecnica e capacità di leggere il momento.

Nel punto di separazione tra il percorso lungo e la marathon, la prova regina ha proseguito verso Terranova di Pollino, quasi un déjà-vu per chi aveva vissuto le ultime edizioni della gara. Anche la salita dei Tre Confini ha avuto un valore particolare: quella che in passato era stata affrontata in discesa, quest’anno è tornata protagonista al contrario, al rientro, con le ruote puntate verso l’alto.

Tra i tratti più caratteristici sono rimaste impresse le pozzanghere, soprattutto nella zona della Fagosa, nome che mai come quest’anno è sembrato calzare a pennello. Molti biker hanno tagliato il traguardo completamente infangati, reduci da una sorta di bagno termale off-road a ottimo prezzo. Una piccola disavventura, certo, ma di quelle che finiscono presto nel cassetto dei ricordi più divertenti.

Lo conferma anche la testimonianza di Luana Minerva, che ha raccontato una Pollino Marathon molto più varia e divertente rispetto alla precedente edizione. Nel suo ricordo, il percorso di quest’anno ha offerto davvero di tutto e per tutti i gusti: salite dure, salite lunghe, strappi, passaggi tecnici, discese nel bosco, fango, guadi e tratti capaci di mettere alla prova gambe e guida.

I tre guadi sono rimasti tra i passaggi più caratteristici, così come il fango, che ha lasciato il segno fino a una caduta in una pozzanghera profonda. Una di quelle scene che sul momento fanno imprecare e poco dopo diventano materiale da racconto, da risata, da memoria di gara. Perché la mountain bike è anche questo: un misto di fatica, imprevisti e piccoli episodi che, una volta asciugati i vestiti, acquistano tutto un altro sapore.

Davanti, intanto, la gara maschile si è accesa presto. La partenza è stata subito molto veloce, con la strada che tendeva a scendere e il passaggio lungo il torrente Frido a lanciare il gruppo verso l’imbocco della prima vera salita, dopo circa 12-13 chilometri.

Proprio lì Adriano, leader del TPN, ha preso l’iniziativa, imponendo un ritmo sostenuto che ha selezionato rapidamente la testa della corsa. A resistere con lui è rimasto Davide Giorgini (Bike Therapy), fino agli ultimi strappi della salita, dove le pendenze più accentuate hanno permesso al biker campano di restare da solo e scollinare con quasi un minuto di vantaggio.

Prima del passaggio da Terranova di Pollino, però, qualche piccolo errore sul percorso ha consentito a Giorgini di rientrare. I due hanno così affrontato insieme la salita di Terranova, prima della lunga discesa nella quale Giorgini ha forzato il ritmo, guadagnando una quindicina di secondi. Da quel momento è iniziato un continuo tira e molla, rimasto aperto fino agli ultimi chilometri. A circa cinque chilometri dall’arrivo, su un’altra discesa, Adriano ha scelto di non prendere rischi eccessivi, anche perché il distacco restava sostanzialmente invariato e alle loro spalle il vantaggio era ormai importante.

La venticinquesima Pollino Marathon ha così incoronato Davide Giorgini del team Bike Therapy, bravo a fare la differenza nel finale e a chiudere con 47 secondi di vantaggio su Luciano Adriano. Sul terzo gradino del podio sale il siciliano Rosario Signorello del team Eracle.

Tra le donne, con l’assenza della leader del Trofeo dei Parchi Naturali Mara Parisi, la vittoria è andata a Francesca Ingrosso della ASD Puglia Challenge, che ha messo alle sue spalle Daniela Fontanarosa del team Eracle, staccata di circa quattro minuti. Terza posizione per Anna Ciccone, anche lei della Eracle, a nove minuti dalla vincitrice.

Sul percorso Granfondo è arrivato invece il successo di Alessio Sgro della ASD Swattati Team. La sua è una vittoria cercata e inseguita da tempo, dopo diverse prove vissute sempre nelle posizioni alte della classifica. Alle sue spalle ha chiuso Luigi Cass del team BeCycle, altro nome ormai abituato a frequentare le zone alte delle classifiche, a cui manca solo l'acuto decisivo... che arriverà.

Tra le donne il podio recita: prima Samantha De Pascali (Cyclobike), seconda Feliciana Berardi (Grottaglie Bike), terza Luana Minerva (MTB Casarano).

A impreziosire i nastri di partenza la maglia di campione europeo M5 dell’evergreen Gianfranco Monteleone della ASD Bike 1275.

La venticinquesima edizione della Pollino Marathon ha confermato ancora una volta la forza di una manifestazione che non vive soltanto di numeri, classifiche e chilometri. Vive di luoghi, di ritorni, di borghi che si lasciano scoprire a colpi di pedale. Vive di biker che arrivano da lontano e poi finiscono per sentirsi di casa. Vive di guadi, fango, discese, salite, errori di traiettoria, gambe dure e sorrisi sporchi.

San Severino Lucano ha riabbracciato la sua marathon con la naturalezza delle cose che appartengono alla memoria collettiva. Terranova di Pollino ha continuato a essere parte del racconto. Mezzana Salice ha regalato il suo passaggio tra i murales. Il Pollino, ancora una volta, ha fatto il resto: ha aperto i suoi boschi, ha nascosto la luce tra gli alberi, ha messo fango dove serviva fango e salite dove serviva fare selezione.

Venticinque edizioni non sono soltanto un traguardo numerico, sono la dimostrazione che certe intuizioni, quando nascono da un legame autentico con i luoghi, possono durare nel tempo e continuare a rinnovarsi. La Pollino Marathon è cresciuta, ha cambiato pelle, ha attraversato sedi e stagioni diverse, ma resta una delle manifestazioni simbolo della mountain bike del Sud Italia.

Domenica 28 giugno, San Severino Lucano ha riaperto la porta a una storia nata ai piedi del Pollino e diventata, con il passare degli anni, una piccola grande leggenda delle ruote grasse.

Il racconto del TPN riprenderà a fine agosto con il doppio appuntamento: 29 Agosto a Contursi per la Marathon del Sele, 30 Agosto a Colliano per la Marathon dei Monti Eremita e Marzano.

Contributo Video a cura di Bike Recap

 
Pollino Marathon 2026
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