Il primo Rally del Sele, prima gara a tappe di mountain bike organizzata in Campania, si è chiuso con un bilancio decisamente positivo. A promuovere la formula sono stati innanzitutto gli atleti, mentre per gli organizzatori l’esperienza ha rappresentato contemporaneamente una grande soddisfazione e l’occasione per rendersi conto di quanto sia complessa la macchina necessaria per sostenere una manifestazione di questo tipo.
Il Rally nasceva dall’unione di tre appuntamenti concentrati nell’arco di un fine settimana: il cronoprologo del venerdì a Oliveto Citra, la Marathon Parco del Sele del sabato a Contursi Terme e, a completare l’esperienza, la Marathon Monti Eremita e Marzano della domenica a Colliano.
A mettere insieme il progetto sono stati la Bike Sport Team di Luciano Forlenza e l’ASD Ciclistica Oliveto Citra, unendo manifestazioni già consolidate e dando vita a qualcosa che nel panorama della mountain bike campana non era mai stato sperimentato prima.
La formula prevedeva classifiche individuali suddivise per fasce d’età, ma anche la possibilità di affrontare i tre giorni in coppia, introducendo una componente di strategia e gioco di squadra che ha rappresentato una delle caratteristiche più interessanti dell’intero progetto.
Tra gli Under 30 il Rally è stato conquistato da Vincenzo Saitta (Rolling Bike), capace di precedere di appena sette secondi il compagno di squadra Emanuele Spica, al termine di tre giornate vissute praticamente assieme.
Nella classifica Over 30 successo per Francesco Mignoli (Bike Sport Team), mentre tra gli Over 40 si è imposto il suo compagno di squadra Raffaele Freda.
Accanto alle classifiche individuali c’erano poi quelle riservate alle coppie, determinate dalla somma dell’età dei due componenti.
Nella categoria Under 80, riservata alle formazioni con una somma delle età inferiore agli ottant’anni, si sono imposti Nicola Di Bari (Team Eracle) e Pierluigi Saracino (Sei sport).
La Over 80 è stata invece conquistata da Diego Romano (ASD Tuttobici Romano) e Vittorio Pallino (Bike Sport Team), rispettivamente di 34 e 49 anni, per un totale di 83 anni.
Era prevista anche una categoria dedicata alle coppie miste, che in questa prima edizione non ha però registrato partecipanti.
A gambe (per gli atleti) e menti (per gli organizzatori) riposate ne abbiamo approfittato per un piccolo confronto.
Freda: preparare una gara a tappe significa pensare diversamente
Freda ha preparato l’appuntamento pensando soprattutto alla capacità di sostenere lo sforzo per più giorni consecutivi. Nelle settimane precedenti ha inserito due lunghi consecutivi su strada, mettendo un po’ in secondo piano il lavoro alle alte intensità e concentrandosi maggiormente sull’endurance prolungata.
"Il recupero tra una giornata e quella successiva è diventato parte integrante della competizione. Reintegrare i carboidrati è stata la priorità subito dopo ogni tappa, insieme a semplici accorgimenti per favorire il recupero, come trascorrere qualche minuto con le gambe sollevate prima di andare a dormire".
Freda mette sostanzialmente sullo stesso piano le due formule, individuale e a coppie, ma proprio su quest’ultima vede ampi margini di crescita. Avere in futuro un numero maggiore di equipaggi renderebbe infatti la competizione ancora più avvincente.
Quanto alla possibilità di tornare al Rally del Sele, non ha dubbi: lo rifarebbe sicuramente, questa volta potendo contare anche sull’esperienza accumulata durante la prima edizione.
Molto positivo anche il giudizio sull’organizzazione, definita impeccabile. Secondo Freda, la concomitanza delle due marathon con le prove del Trofeo dei Parchi Naturali ha contribuito ulteriormente al successo, portando in griglia tanti volti conosciuti e garantendo un buon livello tecnico.
Correre in due cambia la gara
I due sono amici da anni, escono a volte insieme e conoscevano bene le rispettive caratteristiche. Sapevano soprattutto di avere un passo molto simile in salita, mentre in discesa Romano avrebbe dovuto adattare maggiormente il proprio ritmo, aspettando Pallino e facendogli strada nei tratti più tecnici.
Per entrambi si trattava della prima esperienza in una gara a coppie e la decisione di affrontare insieme il Rally era arrivata praticamente nelle ultime ore.
È proprio l’elemento del gioco di squadra ad aver convinto maggiormente Diego Romano. Una formula che, a suo giudizio, rende la competizione più intrigante rispetto alla semplice partecipazione individuale. Tanto da ammettere che probabilmente non avrebbe preso parte al Rally correndo da solo, mentre sarebbe pronto a ripetere l’esperienza in coppia.
Dalla sua esperienza sono emerse però anche alcune idee utili per il futuro.
Secondo Romano, la gara a coppie potrebbe trovare ancora più senso se proposta in un contesto indipendente dalle singole prove del Trofeo dei Parchi Naturali. Nella formula adottata in questa prima edizione, infatti, molti atleti avevano comunque interesse a disputare individualmente le due marathon per ottenere il proprio risultato e i relativi punteggi. Separare maggiormente le due logiche potrebbe invece rendere la coppia il vero centro della competizione, eliminando qualsiasi sovrapposizione con gli obiettivi individuali.
Da valutare anche alcuni accorgimenti regolamentari.
Una possibilità sarebbe quella di assegnare ai due componenti della stessa squadra lo stesso numero di gara, differenziato soltanto dalle lettere A e B. In questo modo non soltanto organizzatori e giudici, ma anche gli altri concorrenti potrebbero riconoscere immediatamente chi sta gareggiando come coppia e chi rappresenta quindi un diretto avversario nella relativa classifica.
Ancora più significativa potrebbe essere si la scelta di rilevare il tempo sul secondo componente della coppia ma far si che tra i due ci sia un distacco minimo, rafforzando così l’obbligo di affrontare realmente la competizione insieme.
Sono valutazioni maturate dopo la prima esperienza, ma proprio questo rappresentava uno degli obiettivi impliciti dell’edizione inaugurale: provare una formula nuova, ascoltare gli atleti e capire dove intervenire per renderla ancora più efficace.
Da una trentina di atleti a 54: il primo segnale è arrivato dai numeri
Ed è forse proprio dalla risposta degli atleti che arriva il dato più incoraggiante di questa prima edizione.
Nelle settimane precedenti, Luciano Forlenza immaginava una partecipazione alla gara a tappe non superiore alla trentina di concorrenti. Al momento del via, invece, erano 54 gli atleti che avevano deciso di affrontare il Rally del Sele.
Un numero che ha superato sensibilmente le aspettative e che è stato accompagnato soprattutto da feedback molto positivi.
Qualcuno, terminati i tre giorni, si è spinto addirittura oltre chiedendo agli organizzatori di aggiungere una quarta tappa.
Una proposta che racconta più di molte altre considerazioni quanto la formula sia stata apprezzata.
Forlenza guarda quindi con fiducia al futuro. "Portare progressivamente la partecipazione verso quota 70 atleti rappresenterebbe già un risultato di notevole importanza per una manifestazione a tappe di questo tipo. E, continuando a crescere, pensare un giorno di raggiungere quota 100 non appare un’ambizione così lontana".
Prima di aggiungere atleti, o addirittura tappe, questa prima esperienza ha però insegnato agli organizzatori un’altra cosa: organizzare una gara a tappe è molto più complesso che mettere semplicemente insieme tre gare.
A sottolinearlo è Rocchino Palcera, della ASD Ciclistica Castrovillari, rimasto ampiamente soddisfatto dell’esperienza e soprattutto confortato dai riscontri arrivati dai partecipanti.
"La prima edizione ci ha permesso di capire quali aspetti possano essere migliorati in futuro".
Uno riguarda i percorsi. Il Rally era infatti rivolto agli atleti impegnati sulle distanze Marathon delle due prove del fine settimana, mentre chi sceglieva la Gran Fondo non poteva entrare nella classifica generale della gara a tappe.
Pensare in futuro a un percorso unico valido per il Rally potrebbe quindi ampliare considerevolmente la platea dei potenziali partecipanti e rendere la formula accessibile a un numero maggiore di biker.
Poi c’è la questione forse più importante: quella della forza lavoro.
"Il dispendio fisico e organizzativo si è rivelato superiore alle aspettative. Tre giorni consecutivi significano spostare continuamente persone, mezzi e strutture. Il sabato pomeriggio, terminata la Marathon Parco del Sele a Contursi, bisognava ad esempio smontare palco e strutture delle premiazioni, trasferire tutto e rendere nuovamente operativa la macchina organizzativa poche ore dopo a Colliano".
Per chi pedalava era il momento di recuperare. Per chi organizzava, invece, iniziava praticamente un’altra tappa.
È diventato quindi evidente che, per permettere alla manifestazione di crescere, servirà un coinvolgimento ancora maggiore. Una possibilità potrebbe essere quella di affiancare alle due realtà fondatrici una terza società o un nuovo gruppo organizzativo, in grado di distribuire meglio il carico di lavoro.
Anche la collocazione nel calendario delle marathon di Contursi e Colliano potrà essere oggetto di valutazione. Secondo Forlenza, le date scelte per questa edizione probabilmente non erano quelle ideali e individuare una finestra differente potrebbe contribuire ulteriormente alla crescita della partecipazione.
Sono però tutte considerazioni che arrivano dopo un dato difficilmente contestabile: agli atleti il Rally del Sele è piaciuto.
La prima gara a tappe della mountain bike campana era partita quasi come una scommessa. Tre giorni dopo gli organizzatori si sono ritrovati con 54 partecipanti, giudizi positivi, atleti che chiedevano addirittura una quarta tappa e una prima esperienza dalla quale ricavare una lunga lista di idee per il futuro.
Il potenziale è stato colto. Adesso la sfida sarà far crescere il Rally insieme alla struttura che deve sostenerlo.
Arrivare a 70 partecipanti sarebbe già un successo importante. Avvicinarsi un giorno a quota cento potrebbe non essere affatto un miraggio. Ma la prima edizione ha ricordato a tutti che, mentre gli atleti affrontano una gara a tappe, dietro le transenne ce n’è un’altra altrettanto impegnativa.
Ed è forse proprio questa la lezione più preziosa lasciata dal debutto del Rally del Sele: la formula funziona, gli atleti la vogliono e la prima edizione ha già indicato diverse strade per migliorarla. Ora bisogna costruire una macchina organizzativa abbastanza forte da accompagnarne la crescita.














